Animae silvae

Non abbiamo nulla da invidiare ai boschi inglesi e irlandesi. I nostri sono altrettanto ricchi di creature magiche. Basta lasciarli crescere in pace. I boschi e le creature.

Io e la mia amica silvana, che si chiama davvero Silvana, siamo state ieri in questo strano bosco nato all’interno di una grande città. Cresciuto indisturbato fino a ora. In pochi se ne sono accorti. Tra palazzi, via Emilia e stazione c’è un bosco. Si presenta così:

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Idilliaco… Ma il pioppo nero ci avverte. Stiamo per entrare in un ambiente che non è nostro. Simbolo di morte e rigenerazione, quest’albero all’interno è presente in grandi quantità. Siamo già passati alla parte oscura dell’anno, dopo Samhain, Ognissanti o che dir si voglia, è il tempo dei morti e delle fate, che se si va a vedere altro non sono che spiriti di morti. Appena insinuateci tra i cartelli di divieto e le reti di contenzione, abbiamo un altro avvertimento:

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Sullo sfondo di un hangar semidistrutto che mi piacerebbe tanto trasformare in serra, un tronco ci sbarra la strada. La serra, avverte, fattela a casa tua. Qui ci siamo noi.

Noi chi?

Mah. La luce del meriggio nuvoloso è strana e rende più vivi i colori autunnali.

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A un tratto, lungo il sentiero infangato dalle recenti piogge, una piantina.

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Ce ne sono moltissime. Solanum nigrum. Belladonna nera è uno dei suoi tanti nomi.

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Pianta presente in tante specie diverse in tutto il mondo, è sempre stata usata come medicina, ma attenzione. Come la vera belladonna, può uccidere.

Ma quel che ci si presenta davanti invita a proseguire. Queste fate ci danno segnali contrastanti….

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Forse questa è la vera porta… di sicuro lo sembra. All’interno, nel prosieguo del sentiero, e diciamo la verità anche uscendone, vediamo un tipico segno della presenza di fate.

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Bacche di biancospino. Il biancospino, come altre specie di rovo, è qui molto presente, ma è ben riconoscibile perchè ha queste bacche rosse, in autunno. Lo si riconosce soprattutto quando è in fiore, in primavera, e ci sono tante leggende che mettono in guardia dall’addormentarsi sotto uno di questi cespugli o alberi. A più d’un incauto è capitato di trovarsi di colpo, al risveglio o anche invitato da una fata comparsagli accanto, in un mondo completamente diverso, quello delle fate appunto, indubbiamente bello e affascinante, ma dove il tempo scorre in modo molto differente. I pochi che sono tornati, pensando di aver trascorso tra quelle amabili creature un giorno o un mese, si sono ritrovati più vecchi di molti anni.
La cosa interessante è che questa foto, in realtà, è tratta da internet.
Sul mio telefono, al posto di quella che avevo scattato io, c’era un rettangolo nero (!).
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L’ambiente, addentrandosi nel bosco, è più o meno questo. Un po’ di nebbia, a tratti, ci avvolge. Altre bacche colorano il sentiero, rose selvatiche e fusaggine.

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La fusaggine è quella che è servita per secoli agli artisti per disegnare in bianco e nero e delineare le prime forme delle loro splendide opere poi dipinte a olio: il carboncino. Ancora oggi viene usata nei licei artistici e anch’io ne ho una confezione in casa. I rametti di questa pianta dalle bellissime bacche bruciano lentamente e restano solidi e maneggevoli, permettendo un tratto rapido e ottime sfumature.

Ogni tanto un pioppo nero ci ricorda che la morte apparente della natura è vicina, per non parlare dei tanti sambuchi che ospitano spesso nei paesi nordici la signora Holle, che ama spesso assumerne direttamente la forma, e da cui nasce la figura della nostra Befana.

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Ecco un curioso alberello rosso. E’ una pianta dalle bacche coloranti, che non trovando niente da colorare ha colorato sè stessa-

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Alzando gli occhi mi appare poi l’immagine seguente, che a me, chi mi conosce anche tramite whattsapp  o perfino di persona lo sa, non può che ricordare Manhabozo, il dio trickster dei nativi americani, la Grande Lepre. E’ una folgorazione.
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Quando i missionari cristiani vollero evangelizzare quelle popolazioni, esse molto gentilmente dissero loro di non avere bisogno di Gesù, dacchè avevano già la Grande Lepre. Dio pasticcione, inattendibile ma simpatico, amava gli uomini e li aiutava quando gli altri dei volevano tener loro nascosto qualcosa. Raggirava gli dei ch’era una meraviglia e se la rideva.
Cosa ci vuole dire?

Proseguendo sul sentiero un po’ a casaccio, poichè non è più ben chiaro quale sia il sentiero, arriviamo ad una radura. Qui unirò un po’ di foto, vediamo se riesco a fare lo slideshow che fa figo.

 

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La radura.., beh, lo devo dire? Se è circolare, e se, soprattutto, è ricca di strani funghi, è il classico luogo  da “cerchio delle fate”, quello che si forma quando questi esseri danzano in tondo al chiaro di luna. L’ultima immagine mostra una cortina naturale che copre una cavità molto ampia, formata dalle radici di un albero dal tronco notevole. Anche una fatina a volte si stanca di danzare, e può aver piacere di chiacchierare comodamente con le altre creature, tutti seduti al riparo delle fronde.

Fa buio presto ora, e cercando di ritrovare l’uscita ci imbattiamo in una formazione molto singolare, su cui non ho commenti da fare.
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Data questa sconcertante visione, il fatto che stia ritornando il sole è una cosa più bella del solito.
Sarà ancora per poco, sta per tramontare, ma intanto ci permette di ritrovare l’uscita.
Salutate le piante, gli animaletti che da tempo si sono insediati in questo luogo e le altre creature eventuali, usciamo. Ma prima un ultimo scatto di questo tramonto che ci regalano i Prati di Caprara, che un’amministrazione poco lungimirante ha da tempo deciso di distruggere per aggiungere cemento e mattoni ad una città che di tutto ha bisogno tranne che di questi.

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Non so che titolo mettere. Dopo tanto tempo e con l’idea che comunque qui non viene a leggere più nessuno e sto solo preparando un post da mettere su facebook… dopo quasi un anno posso dire che il mio scarso entusiasmo per le piattaforme social, o almeno per quella, è confermato, nonostante molte soddisfazioni, conoscenze e tutto.
Bisogna lavorarci veramente molto, e stando molto attenti, per avere buone amicizie e rapporti che abbiano senso. E’ come quel sogno che facevo da bambina dopo aver letto Alice, di camminare in un posto che era tutto buche, io dovevo stare sugli orli, erano buche separate tra loro da una sottile striscia di terreno. Mi mettevo anche a correre, cercando di non cadere, perchè qualcuno mi inseguiva. Non so chi fosse.

alberi e sole

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Blodeuwedd

“Dalle carni di fiore” questo significa il nome.

Dal rosmarino alla canapa, come dal cedro all’issopo biblici, si può ricavare qualcosa di meraviglioso e inaspettato. Questa è l’ultima storia ( che racconto) delle dee primaverili perchè poi tra un po’ è estate e rinasco anch’io.  E’ talmente primaverile, costei, che è fatta di fiori. Però ha qualche tratto imprevisto, meno “gentile” di quel che si può pensare..
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Mia madre è un alloro

E mio padre – quindi – il sole.

I ruoli avrebbero potuto invertirsi. Non ho mai saputo chi e perchè rappresenta il maschio e chi la femmina. Per molte culture il sole è di genere femminile, e presso di noi l’alloro è maschile. Sta di fatto che mia madre amava l’alloro, e mio padre, Bel detto anche Belin, genovesi ridete pure poi riflettete, sorgeva ogni mattina.
Quello che chiamiamo Apollo viene dai greci assimilato ad uno stupratore – come tutti i loro dei-, e Dafne ad una ninfa ritrosa, che pur di conservare la verginità chiese di diventare una pianta. Continua a leggere “Mia madre è un alloro”

La mamma di Cenerentola era un nocciolo?

E’ la prima volta che passo un post da facebook al blog e non viceversa. Su facebook di solito l’alleggerisco. Invece stavolta praticamente resta uguale perchè è una storiella già lunghettina anche là.

Disegno: che c’entra? A parte che c’entra e per chi lo capisce c’è un premio, ho cercato un disegno che non avessi già messo ma per quanti alberi io abbia disegnato in vita mia non ce n’era uno giusto. Tranne questo.
Ogni tanto anche Cenerentola si sarà fatta un bagno, e se la sua famigliola non le dava l’accesso alla vasca coi piedini cromati – perchè era gente cattiva – restava il fiume. Tra i tanti arbusti vicino al fiume ce n’è uno che può benissimo essere un nocciolo.

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L’artemisia e quello scuro

L’artemisia è la prima “pianta magica” che trattiamo e sarà utile definire alcuni punti.

In tutta l’antichità e fino all’Ottocento il mondo vegetale è stato la farmacia dei popoli. Che una pianta aiuti a guarire da un malanno non la rende magica. E’ normale.
Con pianta magica intendiamo una pianta che ha una delle seguenti caratteristiche, o entrambe: a) non solo cura qualche malanno ma induce modificazioni di coscienza e d’umore, b) è profondamente connessa con qualche divinità o spirito naturale.
Nell’uso popolare, identificando l’umore malinconico con uno spirito malevolo, una pianta che rilassa e fa passare la malinconia può ad esempio essere definita “scacciadiavoli”:  in effetti è abbastanza naturale che chi si era sentito triste o angosciato, e avesse visto svanire questi sentimenti dopo aver usato una pianta, si dicesse “è proprio magica…”.
Non sempre è chiaro che tali piante, se prese in eccesso, possono far male. Come tutto. Ricordiamo sempre che la parola farmaco deriva dal greco dove letteralmente significa veleno. Quindi attenzione alle dosi. L’artemisia è una pianta magica.

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Sorella in spirito

Questo blog ha cambiato assetto. Scuola e piante separati. Ci sto ancora lavorando,  si abbia pazienza, nessuno mi ha insegnato a farlo. Chiudo questa fase con qualcosa che va bene per tutti. Siamo nelle dodici tempora, morti in giro fino alla befana, l’antenata sepolta sotto al camino. E io li ricordo, e certo, ho gli spiriti che mi aleggiano intorno. Nessuno mi porterà doni credo.
susi

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La Signora delle foreste

bosco betulle di notte2La betulla. Che pianta. Letteralmente un mito.

A molti e soprattutto molte interesserà per le sue doti drenanti e quindi “anticellulitiche”, per cui è nota.  Ma ha molte altre doti e un ricco e leggendario passato. Le sue proprietà, dal punto di vista fitoterapico, sono in parte simili a quelle del frassino, non a caso anch’esso albero leggendario. Credo che linfa di betulla e frassino insieme creino una sinergia formidabile, poi vedremo per cosa…

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