La lepre e la mela

In questa storia ne sarebbero contenute tante… prendo quella di Biancaneve come esempio perchè: 1) è molto nota, almeno nella versione Disney, 2) è abbastanza assurda anche lì.

E perché c’entra con la Pasqua, e a Pasqua siamo nel regno dell’assurdo e della lepre matta. Siamo a Primavera.

Un breve aiuto a ricordare la vicenda reinterpretata a mio modo.
Ad una bambina vengono le mestruazioni (macchie di sangue nella neve…) e sua madre non vuole cedere il posto di femmina generatrice della casa. Comanda di ucciderla ad un cacciatore che non si capisce bene cosa c’entri e cosa debba fare veramente (“portami il suo cuore”, dato quel che segue e il coltello fallico, può essere anche un invito a sedurla….).
Lui non lo fa e lei dopo aver avuto molta paura perché è in mezzo ad una situazione nuova, una natura selvaggia, la sua, si risveglia in mezzo a tante bestiole che cantano e danzano con lei e più primavera di così non si potrebbe essere. Poi capita in una casetta dove abitano creature sostanzialmente asessuate e quindi rassicuranti, che vanno felici a lavorare in miniera e ammassano ricchezze di cui non si fanno niente.
La madre tramite il solito specchio lo viene a sapere e decide che deve pensarci da sola, e le prepara la mela avvelenata, ovvero il sesso. Muta forma e non si fa riconoscere, dona il frutto alla ragazzina che lo prova e nell’immediato ha una brutta reazione, poi quando arriva l’uomo giusto tutto finisce in gloria.

Piero di Cosimo. Venere e Marte dopo l’amplesso, stremati, con Cupido e lepre.

La Pasqua in inglese si dice Easter, che deriverebbe dal nome di una “dea della primavera” nordica di nome Eostre, Ostara, etc.
Più che una divinità vera e propria era la santificazione della primavera in quando tale, il nome rimanda all’”alba che viene da Est”. Esiste una curiosa assonanza col nome di Ishtar, che ha fatto riflettere e forse confondere molti ed è all’origine dell’abitudine che si è diffusa in Inghilterra di dire Happy Ishtar. Eostre, chi la conosce.
Ci sono punti in comune linguistici evidenti, i nomi si somigliano e contengono entrambi il suono star che in inglese sappiamo tutti che vuol dire, e dallo stesso etimo derivano aster in greco, astro in italiano passando dal latino, stara o tara in sanscrito, setareh in persiano etc. che significano tutti la stessa cosa.
E allora se ad un primo sguardo sembra che l’Eostre nordica e l’Ishstar mesopotamica siano troppo distanti nel tempo e nello spazio perché i loro nomi abbiano qualcosa in comune più dell’assonanza, non potrebbe essere che attraverso India e Persia, il nome sia passato? Anche perché non esiste una convincente etimologia di Ishtar, non si può dire che è il nome semitico di Inanna sumerica e cavarsela, Inanna ha tutto un altro suono e vuol dire una cosa abbastanza precisa in sumero, figlia del cielo o colei che è del cielo. Mentre Ishtar sembra essere un nome non collegabile a niente, e anche vagamente maschile se ragioniamo in semitico.
Si collega solo -passando per i suoni indoeuropei- al suo aspetto astrale, e quindi accettando un etimo comune con quello nordico. Altri nomi usati in zona cananea sono Astarte, Astareth etc. Gli ebrei della Bibbia ce l’avevano sempre con quelli che andavano a pregare su un monte e piantavano il palo di Asherah, un altro nome per indicare la stessa divinità. Il palo probabilmente rappresentava un albero.

Divinità connesse con le creaturine del bosco: Eostre nordica, Astarte siriaca, Wenet egiziana.

Queste dee mesopotamiche erano legate simbolicamente al pianeta Venere, che è la stella del mattino: nel senso che subito prima dell’alba vicino al punto dove dopo un po’ sorgerà il sole c’è questa fonte di luce che lo annuncia.
Man mano che il sole sorge la sua luce diventa tanto forte che Venere, detta anche in quel momento Lucifero (Venere è anche la stella della sera, che facendo il suo giro intorno al sole, al tramonto è di nuovo illuminata e visibile) non si vede più.

Io non ho certezze di fronte a questa similitudine nei nomi e nel loro collegamento al sorgere del sole. Parliamo di tempi e popoli lontanissimi. Ma chissà cosa è successo in quel periodo di cui nessuno ha scritto nulla sulla pietra.
E insomma: la festa della Primavera e del passaggio (pesah in ebraico da cui pasqua) alla bella stagione coinvolge una divinità piena di grazia e vista come femminile, e spesso una divinità maschile figlia (specie in ambito eurasiatico e mediorientale) che muore e rinasce o resuscita, il tutto accompagnato da vari simboli di fertilità. Perché questo è il tempo della fertilità. La sentite la primavera? Risveglio dei sensi, tutto più vivo, luce e movimento? Se no, peccato. E’ un bel sentire. Si può sentire anche a cent’anni, non è solo sesso. Anche, però. E allora siano lepri, uova e alberi di mele.

La lepre è una strana bestia. Notturna, quindi visibile ai diurni solo all’alba e al tramonto, è collegata alla luna (qualche antico popolo, nella luna piena, invece di una faccia ci vedeva una lepre che balzava in avanti) ed è l’animaletto preferito di Eostre. Anche i gatti sembra non le dispiacciano. Ma la lepre è la sua bestiola. Perché è a primavera che vien fuori e va in amore. Diventando un po’ “matta”, venendo meno alla sua prudenza, si lascia vedere mentre combatte per aver l’onore di saltare addosso alla sua dama mordendola e strappandole il pelo. La dama non se ne dispiace, pare, visto che è disponibile anche dopo la fecondazione ed il suo corpo l’asseconda, è uno dei pochi animali che facilmente vanno incontro al fenomeno della superfetazione, cioè restano gravidi quando sono già gravidi. La gravidanza non dura molto, circa 6 settimane, e dopo un mese i cuccioli diventano autonomi per cui mamma può ricominciare da capo.

Ma è soprattutto in marzo, dopo la lunga astinenza invernale, che le lepri si scatenano. La lepre di marzo è matta, come ci raccontano tante storie tra cui quella di Alice. Lo stesso marzo è un mese “pazzerello”. Insomma qua siamo tutti matti, diceva il gatto di Alice. Il gatto ha in comune con conigli e lepri alcune abitudini notturne e l’aspetto, e quando i secondi scarseggiano c’è chi mangia il primo. Mia madre diceva che nel lungo inverno prima della fine della guerra c’era chi teneva un  bel “simoncino” sotto la neve a frollare 2 giorni e poi lo presentava come coniglio in umido. A presto con il seguito.

Eccoci qui. La lepre, in molte leggende e religioni, è un trickster. Un briccone. Salta di qua e di là, appare e scompare, se ruba qualcosa come lo riprendi, e così facendo a volte si trova ad essere la creatura magica che ha rubato agli dei il fuoco, che trasmette il messaggio divino ma lo ripete sbagliato e fa disperare l’umanità, che per un errore ha ricreato l’universo.
Gli Algonchini e altri nativi d’America hanno una divinità, la Grande Lepre: quando i missionari gli spiegarono la figura e il ruolo di Gesù dissero gentilmente che grazie, ma non si stessero a disturbare, loro avevano già la Grande Lepre.
grande lepre
E’ una figura ambigua, ambivalente e dai molti nomi: in alcune storie è un eroe della cultura, creatore della terra, benefattore dell’umanità, portatore di luce e fuoco e insegnante di rituali sacri. In altri racconti è un pagliaccio, un ladro, un libertino o un astuto predatore – insomma una figura amorale che letteralmente danza sulla linea tra giusto e sbagliato.
Fratel Coniglietto, Michabo o Nanhabozho, è un essere potente, alla fin fine, perché fa quel che vuole, non ha freni, e spesso prende per i fondelli chi cerca di fermarlo.

Che lepri e conigli abbiano un aspetto inquietante è testimoniato da figure come il folletto irlandese pooka, che spesso viene descritto con le caratteristiche orecchie da lepre, e –per saltare a temi recenti –  l’enorme coniglio di Donnie Darko. L’immaginario popolare insomma ogni tanto torna a riprendere questa strana figura notturna, che aiuta a modo suo, non sempre a fin di bene.
donnie_darko_coniglio

Torniamo dalle nostre parti e alla primavera: nell’antica Europa i norvegesi rappresentavano le divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne.
Prima di Freya, al nord, c’era frau Holle, una specie di befana che si faceva spesso precedere da un bel corteo di lepri. Ma anche la dea Freya aveva come aiutanti delle lepri e la stessa Eostre, verosimilmente una sua versione primaverile, era a volte raffigurata con una testa di lepre. Era amica dei bambini e qui ci si collega alla leggenda in cui si narra che appunto, mentre faceva giocare un gruppo di bambini, un giorno avrebbe trasformato un uccello in coniglio, o lepre, chi li distingue in quelle situazioni lì.
Però era sempre un uccello (lo era?) e sempre per divertire i piccoli avrebbe deposto uova colorate come dono. Da cui l’usanza attuale.
Vogliamo collegarci qui con Leda e il cigno che poi era Zeus, Leda che depone delle uova (!) da cui nascono due bambini? No, la faremmo lunga, e lo è già abbastanza. Ma insomma credo a ‘sto punto che sia chiaro cosa si potrebbe intendere per sorpresa.

Quel che infatti i bambini non devono sapere è invece che sia Freya e quindi Eostre – come qualsiasi dea della fertilità – ha in comune con lepri e conigli il particolare entusiasmo per il sesso. Una volta ad esempio la dea, per avere una collana che le piaceva tanto, non esitò ad accoppiarsi con i nani della mitologia nordica. Quindi a cosa torniamo?
Nani… Freya la femmina fecondatrice… la Primavera fanciulla… la mela proibita….
Lepus

Il fatto che il frutto proibito dell’Eden fosse una mela risale al medioevo, nella Bibbia si parla di “frutto” e in quelle zone non crescevano meli.
Il fatto è che la mela è diventata “il frutto” per eccellenza, è un pomo, e pomo e frutto, in latino, erano quasi la stessa cosa. “Pomo” si usa anche per indicare un globo (pomi d’ottone…), e un pomo era simbolo di sovranità presso gli antichi romani. Avete presente quella palla dorata che tengono in mano gli imperatori, i re e le regine, spesso sormontata da una croce? Lasciate stare la croce e concentratevi sulla rotondità.

Una sfera simboleggia la terra, con buona pace dei terrapiattisti che la terra fosse rotonda lo dicevano gli antichi greci e lo lasciavano capire anche i babilonesi. E simboleggia letteralmente la globalità, il Tutto. La mela, in un’Europa senza ancora arance, era un pomo d’oro perfetto, protagonista di tante leggende (il pomo della discordia che poi non a caso va a Venere, le mele d’oro delle Esperidi….), anche se qualcuno dice che forse erano mele cotogne, che sono belle gialle ma meno perfette quanto a rotondità. La mela rappresenta il peccato quando il peccato diventa soprattutto il sesso perché la rotondità è la caratteristica di certe parti della femmina umana, e quando ci si cominciò a chiedere “ma che accidenti di frutto sarà stato quello là che non si poteva mangiare?” pensare alla mela veniva facile.

E invece chissà cos’era. Una cosa che sappiamo era che dava la Conoscenza del bene e del male.
E in quanto frutto della Conoscenza, in Europa la mela aveva già la sua bella fama. Ma perchè?

In Europa il melo andava fortissimo da millenni, quando è arrivata la leggenda biblica. Indoeuropeo come gli invasori, non poteva non piacere un sacco ai celti, che avendo una grande passione per le piante e gli alberi in generale, avevano dato al melo un posto  particolarmente importante. Questo (marzo-aprile) è il mese in cui fiorisce.
I celti -come i semiti- amavano molto anche le simbologie dei numeri. In particolare amavano il 3, il 5 e il 7. Il tre ce lo tiriamo dietro ancora adesso con quel mistero della santissima Trinità che in molti non hanno mai capito, e potrei dire che una divinità una e triplice è come le tre facce di un tetraedro, con anche una faccia appoggiata per terra che non ci si pensa mai ma c’è, come nella figura delle lepri attaccate per le orecchie. Ed è quella che tiene su il tutto. Il 5 però è quello che ci interessa ora.
mela_tagliata
Se si taglia la mela orizzontalmente compare una specie di stella a cinque punte data dal torsolo e dai semi. Il fiore del melo, come molte rosacee, ha 5 petali. Il pentagramma, il pentacolo, sono tutti simboli che sappiamo connessi a qualcosa di magico: in modo semplice, per quanto riguarda il nostro mirabile frutto, sono i semi racchiusi all’interno della stella del frutto che rappresentano l’immortalità e la rinascita, è grazie a loro che il frutto continuerà a vivere.
Questo simbolismo era presente in varie culture: le mele delle Esperidi erano appunto frutti che davano l’immortalità, e gli scandinavi avevano Idunn, una dea che dispensava pomi dell’immortalità agli altri dei di Asgard.
Ad Avalon, “l’isola delle mele”, si dirigevano gli eroi celtici come Re Artù, verosimilmente perchè in tale mitica isola non si era morti davvero… Insomma la cosa più importante è sapere che ogni mela racchiude anche una stella.
Stacco. Osserviamo l’immagine sottostante, che con lievi differenze si ritrova in molte antiche culture eurasiatiche e nel nostro medioevo.
lepri_triangolo
Può essere anche un motivo decorativo un po’ bizzarro. Di fatto le orecchie delle lepri formano un triangolo, che in 3D (eddai, un po’ d’immaginazione) diventa un tetraedro. Il tetraedro (la prima delle cinque forme geometriche platoniche che si dice costruiscano la realtà) è un simbolo di “creazione”, “fuoco” e “rinnovamento”. Primaverile, of course.
Arriviamo al cinque.
Così come alcune divinità erano triplici, altre erano addirittura quintuplici (se è per quello anche Shiva a volte è rappresentato con cinque volti, simbolo della padronanza sui cinque elementi, acqua, aria, terra, fuoco, etere).

Gli elementi della terra sono 4 e li sappiamo tutti. L’etere ogni tanto viene nominato o lasciato supporre, in quanto quinto elemento o quinta-essenza, come quello che teneva insieme tutto, la forza vitale diciamo.
FiveFoldCelticSymbol

 

Questo è un simbolo celtico. Ma anche un giochino che facevo io da bambina non appena ho capito che ci si poteva divertire col compasso. Voglio dire che celti greci e indiani (d’India) condividevano in quanto esseri umani ragionamenti simili che vengono naturali anche ad una bambina. La bambina non dà parole a quel disegno (almeno, io non le davo e coloravo il tutto), il dotto dice che la comprensione di questi concetti rende possibile il raggiungimento di una sorta di illuminazione e la comprensione del funzionamento del cosmo.

Il melo rappresenta infine, per tutt’una serie di validi motivi motivi, amore duraturo e buona volontà (le mele durano tutto l’inverno se ben conservate), bellezza (fiori e frutto hanno una bellezza oggettiva, nella loro semplicità ed essenzialità di forme e di colori), ispirazione poetica: si diceva che sollevasse lo spirito anche solo guardarlo, un melo. Sicuramente dopo un buon bicchiere di sidro si sollevava ancora meglio.
Per conoscere qualcosa si deve penetrare in essa divenendone una parte e perdendosi in essa.

Torniamo alla dea Freya, che viaggiava con gatti e lepri, così sistemiamo anche il numero 7, che naturalmente è un numero importante ovunque perchè scandisce il tempo con le settimane. Secondo Robert Graves associata al melo per via di un ragionamento piuttosto lungo che parte dai 7 giorni della creazione biblica, per arrivare a concludere che Freya è associata al venerdì , come Venere, (e fin qui ci arriviamo anche noi: venerdì, friday…) e riprendendo i sette alberi sacri (secondo lui) del bosco irlandese (betulla, salice, agrifoglio, nocciolo, quercia, melo, ontano) , ne esce che la pianta collegata a Freya- Afrodite sarebbe stato il melo, in quanto sesto albero, e partendo a contare la settimana dalla domenica il venerdì è il sesto giorno.

 

I significati incrociati della mela di Eva, di Freya/Eostre e di Biancaneve derivano in definitiva tutti quanti da una stessa logica: la mela è il frutto della Vita, del desiderio, che rivela, oltre alla sua dimensione positiva (accesso alla conoscenza, superamento della propria condizione), la sua pericolosità (il costo simbolico della rivelazione). Ha un aspetto accattivante e seducente, ma la conoscenza va maneggiata con cura…
io incinta con sole dietro

E le uova? Ossantocielo ci siamo dimenticati di tirarla in lunga anche con le uova e tutti i loro significati! Pazienza…

 

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10 pensieri riguardo “La lepre e la mela

  1. Ogni tanto dò un’occhiata al tuo blog ma non ho mai scritto. le storie sono molto belle, ma ho visto che ci sono sempre dei consigli sull’uso delle piante. le mele tolgono il medico di torno: ma oltre ad essere il simbolo dell’abbondanza e della conoscenza, hanno davvero qualcosa di speciale?

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    1. Intanto grazie per la visita e per quel che dici. È vero, ad un certo punto mi sono resa conto che stavo oltrepassando i limiti di lunghezza.
      Ti dico succintamente qui qualcosa sulle mele: sul fatto del medico non ci giurerei, ma di sicuro depurano l’organismo e questo non fa mai male. Le mele non hanno grandi quantità di questo o di quello, hanno un po’ di tutto. Minerali, vitamine, flavoni, pectine, enzimi, fibre e mi starò certo dimenticando qualcosa.
      Un buon modo per disintossicarsi e alleggerirsi è sostituire ogni tanto un pasto con due mele.
      È un frutto che può mangiare tranquillamente chi deve stare attento allo zucchero e agli acidi, insomma chi ha problemi cardiaci, renali e reumatici. Anche i diabetici, senza esagerare, possono mangiare le mele. Anzi, un frutto o due al giorno, appunto, riequilibrano tutti i “sistemi” di cui sopra.
      Le mele cotte sono un po’ lassative e molto buone con cannella, chiodi di garofano e anice macinati insieme.
      Una volta facevano le pomate, come dice il nome, con mela grattugiata e medicamento mischiato: più che una pomata come la intendiamo noi è un impacco. La ragione è che è un buon vettore, che proprio grazie al grande equilibrio tra i suoi componenti non va a interferire con la medicina. Inoltre sulla pelle rinfresca… anzi il succo di mela fatto in casa dovrebbe essere un buon tonico (mai provato). Ciao!

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  2. Eostre e Ishtar non hanno a che vedere l’una con l’altra. Non possiamo mescolare le cose insieme in questo modo, alla new age. Il mondo mesopotamico e quello nordico oltre alla distanza geografica hanno, rispetto a ciò di cui parliamo, una distanza temporale di almeno mille anni. A parte questo, bella ricerca.

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  3. Grazie, per il “bella ricerca”. Sullo specifico Eostre e Ishtar come ho scritto non ho certezze. Però la gente non ha fatto altro che girare, e mille anni non sono mica tanti. Noi a Pasqua celebriamo la Resurrezione di quello che per me che non sono credente è una delle tante incarnazioni del dio figlio che muore e rinasce. E sono passati duemila anni….
    Però mi piace, un po’ di contraddittorio! Dimmi tutte le tue ragioni se vuoi, perché è un argomento che mi interessa molto.

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    1. Eh! Anche secondo me. E poi torniamo all’alchimia e allo spastrocchiare … ci si diverte e saltano fuori cose inaspettate. Oh non penso mica di esser l’unica ad fare a questi collegamenti… Però studiarci su e arrivarci per conto mio è impagabile. Poi so di essere un po’ prolissa…..

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  4. Ecco pero’ qui il contatto lo ipotizzo. Può essere che siano semplicemente archetipi, ma quel setareh in persiano mi ha aperto una porta. Dovrò mica mettermi a studiare il persiano? So solo che Parastoo vuol dire colomba…. me l’ha detto una signorina che si chiama così….

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