Più alchimia per tutti

Dato che a volte vi faccio riferimento, anche se chi legge qua magari ne sa già molto più di me, magari anche no ed è giunta l’ora di farne qualche cenno. E a questo punto a chi legge rivolgo una preghiera. Ditemi se si è capito quel che ho scritto o no.

Questo articolo procederà come un’opera alchemica. Al momento siamo nella prima fase dell’opera: la materia viene “travagliata”, cioè lavorata (tagliata, incollata, aggiunta, trasformata… ) per cui allo stato attuale è un po’ un casino.

ERNST_allinterno della vista_l'uovo

L’uovo cosmico o pietra filosofale, intendetela come volete, su fondo color sangue l’ho disegnato io, come sempre qualche anno fa, chi insegna a disegnare raramente può disegnare per i fatti suoi. Questo qui sopra l’ha dipinto Max Ernst. Era uno dei tanti artisti che nei primi decenni del Novecento si interessava d’alchimia a modo suo. Godetevelo perchè non starò certo a spiegare il perchè e il percome delle forme dentro l’uovo e dell’uovo stesso.
grande vetro_incisione

Questo è il cosiddetto Grande Vetro di Duchamp. È detto così perchè è un grande vetro. Questa in realtà è un’incisione, quello vero tra l’altro una volta è caduto e si è rotto, cosa che a Duchamp è piaciuta moltissimo, e si presenta quindi con graziose incrinature che lo attraversano. La critica internazionale non ha mai avuto dubbi sul fatto che sia la rappresentazione di un’opera alchemica. Il titolo che gli ha dato l’autore però non è Grande vetro, è La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche. La sposa è quella in alto, che sembra una nuvoletta con 3 bigliettini puntati.

mirò_carnevale

Questo è Il carnevale di Arlecchino di Mirò, che all’epoca, in cui tutti andavan pazzi per Freud, qualcuno definì “una rappresentazione dell’inconscio”. Anche l’inconscio, come materia bruta da elaborare, di solito non scherza. Jackson Pollock, qui sotto, rende più chiaro il concetto di casino mentale. Quale che fosse la sua vera intenzione non la sappiamo. Quasi tutta l’arte moderna è fatta da gente che non aveva grande interesse a spiegare le loro spesso inspiegabili opere. Non ha molta importanza, in realtà.

Image property of the Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, NY.

Quello che più conta è l’effetto che fanno a noi. C’è chi sente il bisogno di spiegazioni, chi si lascia avvolgere dalle emozioni, chi se ne frega. Va bene tutto, penso.

Victor_Brauner_lapietrafilosofale

Questo è un lavoro di Victor Brauner, area surrealista, che si chiama La pietra filosofale.
Cosa sia esattamente questo mitico oggetto non l’hanno ben capito neanche i lettori di Harry Potter. Qui viene rappresentata come una specie di diamante luminoso. Dovrebbe essere, comunque, il risultato dell’opera (sempre quella alchemica).

A volte questo risultato viene definito “oro”, quello che deriva dal piombo iniziale, o in altro modi. E’ sempre il risultato, questo è quello che conta, si può chiamare come si vuole, tanto sono tutte metafore.

Insomma cos’è questa alchimia dobbiamo cominciare a dirlo. Facciamo un passo indietro e osserviamo un dipinto rinascimentale.

Malinconia di Lucas Cranach

C’è una signora che osserva 3 bambini che giocano con una palla, la materia. Azzardo l’ipotesi che i 3 bambini si chiamino Zolfo, Mercurio e Sale. Ma chissà. Anche alcuni animaletti li osservano. Con questa signora mi identifico molto perché somiglia a me da ragazza fisicamente e a me ora perché mentre sorveglia i bimbi se ne sta a ripulire un ramo. Il mio è di nocciolo, il suo non lo so. L’ambiente in cui stanno presenta una finestra enorme, letteralmente una finestra sul mondo, da cui si vedono arrivare nuvole che minacciose è dir poco, visto quel che portano con sé.

Anche questa ovviamente è la rappresentazione dell’opera alchemica, e si comincerà a pensare che non arrivo mai al punto. Invece pensate, ho già capito come organizzare ‘sto articolo e sono quindi, dopo tanto travaglio, giunta alla seconda fase, quella “al bianco”.

Non credo abbia molto interesse il resoconto storico. Sappiate solo che quel che si racconta, da Ermete Trismegisto in su, è solo l’ultimo pezzo della storia. A me, come forse qualcuno ha capito, interessa il prima, quando nessuno scriveva niente o se scriveva non lo sa nessuno. Un’altra cosa che  mi piace è spastrocchiare, parola che Word mi sottolinea subito e invece è giusta. Spastrocchiare è la cosa che porta alla nascita dell’alchimia in senso fisico, poi sono venuti i significati simbolici, allegorici, spirituali e compagnia.
E’ la passione che porta a cucinare una cosa nuova, a inventare l’agricoltura, a fondere il metallo, a bruciare le cose, a curare la gente, a giocare con la terra da piccoli – o anche da grandi, se volete – etc..
Chemia è la parola greca da cui gli arabi ci hanno dato alchimia, e vuol dire mescolamento, più o meno. Credo che siamo tutti d’accordo nel dire che siamo tutti una chemia.

parmigianino

In una famosa opera il Parmigianino rappresentò una Madonna con un lungo collo (questa qui sopra) che, vestiti compresi, ha la sagoma di un’ampolla alchemica. Tiene in braccio un bambino dall’aspetto poco vivace. Alcuni angeli, tanto per non lasciar nulla al caso, le mostrano un’ampolla vera per farle capire che grazie a Lei e a quel che farà col bambino nascerà, forse, un mondo nuovo.
Perchè tanti artisti vanno matti per l’alchimia? Perchè la fanno. Spastrocchiano.
degrado (2)
A Santa Sofia in provincia di Forlì c’è un museo dove è custodita, o lo era, un’opera di tal Mattia Moreni che si chiama La mistura. E’ un’opera enorme e in pratica è un ammasso di materiali di vario tipo, con una preferenza per quelli traslucidi e con un’apparenza organica, che non si sa cosa sia. Lo diceva lui, Moreni, tutto contento. “Non si sa cos’è…”  Era un uomo così.
Alcune parti di questo ammasso hanno un nome, altre no. Qui ne vediamo un pezzo, non tra i migliori. Immaginate che una roba del genere sia il punto di partenza dell’opera alchemica.
Potete immaginare anche, se ci riuscite, che il punto di partenza sia la vostra psiche con tanto di inconscio e subconscio e notizie di facebook.
E’ sempre un casino di roba ammassata insieme a caso, che non si capisce bene come funzioni.
Ecco, qualsiasi cosa immaginiate, è la cosiddetta materia bruta. Dovrà diventare oro quindi auguri.

Uno quindi dice “sta roba, intanto, dev’essere resa più omogenea, per lavorarci, così è impossibile, ci sono dei pezzi troppo grossi, una parte è molle un’altra sembra un pezzo di ghiaccio, è un disastro, in mezzo non si sa cosa ci sia, facciamo così, per prima cosa maciniamola e poi mettiamola sul fuoco”.
macinatrice cioccolato
Nell’alchimia il mio maestro è inevitabilmente Duchamp, altro che Ermete Trismegisto (che poi Duchamp l’unica volta che si provò a fare un lavoro serio fu assunto in una biblioteca e si lesse tutto, dopo di che capì che dovendo fare una mostra d’arte l’unica cosa sensata era esporre un orinatoio, e come dargli torto): ecco qui sopra un esempio di macinatrice, lui disse “di cioccolato”, che poi confluì nel Grande Vetro. Ma prima di scegliere questa di ‘ste macchine che dissero esser celibi ne disegnò un bel po’.

Se avete preso come punto di partenza la vostra psiche, immaginate di passare attraverso una brutta depressione e star sempre lì a rimuginare, ovvero rimacinare, un mucchio di pensieri, qualcuno anche nuovo che un po’ alla volta vien su, ma dato che siete depressi di solito non è una bella sorpresa. Macinate pure. La vostra passione, letteralmente sofferenza, vi porterà ad ammazzarvi o a venirne fuori cambiati.

Questo pezzo del lavoro è detto non a caso opera al nero.
Se dopo lo spastrocchiamento non bruciate tutto e non vi ammazzate quel che resta non è molto ma è “puro” e nuovo come un embrione, neanche un bambino appena nato perchè la scienza ci dice che negli ultimi mesi dentro la pancia il bambino comincia ad accumulare memorie, ‘sta creaturina che non sa cosa l’aspetta.

Il fornello alchemico e il vostro cervello quindi, mettiamo caso che abbiano lavorato bene e siate pronti per l’opera al bianco, devono ora creare una cosa nuova dai resti, come un utero da quel che resta nell’ovulo dopo il casino dei primi giorni. O come lo sciamano di Carlo Ginzburg che prendeva le ossa di un animale, dopo averle ben ripulite e bollite, le avvolgeva nella pelle dell’animale e poi seppelliva il tutto facendo far da fornello alla madre terra, per far nascere tanti nuovi cuccioli e far prosperare il paese. Ognuno ha i suoi metodi.

Lo spastrocchiatore medievale o rinascimentale faceva veramente un sacco di esperimenti chimici e non, e ne è derivata persino qualche scoperta interessante, ma quel che più contava era la ricostruzione di sé che procedeva in parallelo.
Le fasi e colori successivi all’opera al bianco di solito sono due ma a volte anche 3, e comunque la terza “opera” è legata alla ricrescita, alla trasformazione: i colori sono spesso il giallo e il verde, o anche il rosso che però certuni riservano alla parte finale. Sono tutti colori legati alla ricchezza e alla prosperità: luce, oro, vegetazione, sangue, vita.
Io qui decido che questa fase del mio lavoro sia rossa, perchè così ho il pretesto per ricordare la poesia di Rimbaud Vocali. “A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali / Io dirò un giorno le vostre origini segrete”.
Ma allora tutti quanti sapevano dell’opera alchemica? Io penso che in ambito artistico sapessero che esisteva, e 4 cose in croce. Certo Che Rimbaud col suo Battello ebbro e i “lunghi coaguli violacei” del sole che tramontava lascia pensare che anche se era un ragazzino avesse letto qualcosa in più. A proposito di leggere, sarebbe da capire com’è che io nella vecchia scuola anni ’70 ho letto Rimbaud e Joyce e i miei alunni ultrariformati non san neanche chi sono. Oh, facevo le professionali, mica il classico.
E se non hai la materia da elaborare, non hai niente da mettere sul fornello, niente su cui ragionare, è difficile arrivare all’oro.

Il fornello in una miniatura medievale ci viene mostrato così: l’alchimista è a colloquio con la Natura, come vedete seduta sopra un fornelletto ricavato da un albero. Non è molto femminile questa natura? Perchè dovrebbe, mica è una donna vera, è un’immagine di qualcosa di più grande di noi.

Neanche la Gioconda lo è, femminilissima, ci sono anche troppe interpretazioni che speculano sull’eventualità che la persona ritratta fosse un uomo, ma la cosa da osservare/ricordare/sapere adesso è la cinquina di lettere che scrisse Duchamp sotto alla riproduzione della Gioconda a cui aveva aggiunto i baffi: L.H.O.O.Q., che lette in francese come elleaccaetc danno la frase “lei ha caldo al sedere”. Come la natura sul fornelletto/albero. Natura che, come a questo punto intuite, è la stessa signora che guardava i 3 bambini giocare con la rappresentazione (la palla) di lei stessa. E che, suggerisce Duchamp, oltre a essere maschio e femmina al contempo, è anche “in amore”.

Rosa è la vita, diceva questo signore a cui piaceva tanto giocare (era ricco sfondato, per chiarire come mai non aveva altro a cui pensare e vedeva la vita così rosa).
Qui si vede una miniatura /allegoria rinascimentale dove la “sposa”, ovvero la materia da lavorare come la chiamavano a volte, viene messa a nudo. Mica potevi lavorarla vestita.
sposa a nudo medievale
La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche.
Anche nel senso che oltre a loro, da chi? In realtà questo titolo andrebbe letto in francese. Anche si dice même, che rimanda alla lettera ebraica Mem che simboleggia un sacco di cose, tra cui quella a cui avrete pensato giustamente subito, la mamma. Sempre la natura insomma. Così dicono quelli che discutono dell’opera di Duchamp.
Se dell’opera di Duchamp non avete mai sentito parlare, beati voi. E’ discussa in quelle ristrettissime élite di conoscitori dell’arte che pensano che se ne parlano loro lo sappiano tutti.

La natura in amore… Per questo preferisco che la terza fase dell’opera sia rossa. Rende meglio l’idea. L’amore come fuoco dolce, che cuoce piano e distilla i nuovi pensieri.
Ci vuole amore per fare le cose bene. Ciononostante, quando lavori al fornello possono accadere imprevisti, che non necessariamente portano male, come dimostra la preparazione dell’elisir di canapa dove l’irruzione del fuoco dentro il tegame ha conferito un gusto ottimo alla bevanda, peccato che ci fosse troppo miele. Stavolta. Si impara dagli errori e la prossima ne metterò meno.

Cosa risulta da tutto questo, se l’opera alchemica riesce bene? Una cosa nuova. Una donna nuova. Un bambino vivo. L’illuminazione interiore. La conoscenza di non conoscere che una piccola parte. Il verbo. Quel che volete, l’unica cosa da tener presente se volete spastrocchiare è non pensare che quel che avete fatto sia la cosa migliore che potevate fare.
Complimenti, ma c’è ancora di meglio.
Il che, per uno a cui piace, non è che un invito a giocare ancora. Ah sì io parlo sempre di giocare anche perchè l’alchimia era detta il Grande Gioco. Anche l’arte è detta il Grande Gioco. Per non parlare della vita stessa.
Mercurio zolfo e sale ve li cercate da soli se vi interessa approfondire. Sono secondo la maggior parte delle tradizioni i 3 elementi “agenti” dell’opus alchemico. Io se dovessi essere uno dei 3, sarei il mercurio. In quanto femmina gli antichi mi avrebbero forse visto meglio nel ruolo di sposa o di natura. Invece io mi vedo e sono l’alchimista, e ora dobbiamo tirare le conclusioni. Ecco una vecchia foto che mi ritrae nell’esercizio delle mie funzioni, in b/n perchè appunto è vecchia.

Da poco uscita con i miei amici animali dalle viscere della terra, saluto le prime luci dell’alba, o la luna piena, è passato tanto tempo e non ricordo.

La quarta e spesso ultima parte dell’opera è la viriditas, che mi riporta alle mie amate piante (la O blu la lascio a Rimbaud? Il mio amico Renzo, nei commenti, auspica qualcosa di blu cosmico-rilassante, per cui vedremo come accontentarlo).

La pianta è ciò che nasce dall’unione della terra e l’acqua celeste. E’ pura: ripulisce perfino l’aria per noi che gliel’avveleniamo. Non ha cattivi pensieri. Almeno si spera.

Qui sopra, un giardino vicino a Kassel, dove fanno ogni 5 anni  “Documenta”, che è la mostra/festival d’arte che preferisco io. Joseph Beuys, artista insolito che si era distinto in passato per insegnare la pittura ad una lepre morta, portò a Kassel nell’82 7000 pietre di basalto. Vere pietre filosofali, nel senso che servivano a illuminare la mente di chi, comprandone una, finanziava l’impianto di un albero. L’opera di chiama 7000 querce, ma in realtà ci sono anche altri anche altri alberi. Ma in fondo la quercia è l’albero per eccellenza.
La piantagione è andata avanti per cinque anni, l’ultima quercia è stata piantata nel 1987, quando Beuys era già morto. Tra circa 300 anni se tutto va bene lo spirito di Beuys sarà un bosco rigoglioso, quasi una foresta di 7.000 alberi secolari. Questa è arte alchemica portata a compimento, pietra filosofale che porta all’immortalità.

E tuttavia l’azzurro, o blu, è il colore astrale per eccellenza e quindi non posso rinunciarvi.

Mondrian, prima di dedicarsi ai riquadri a che tutti conosciamo, dipingeva cose come questa, che illustra il risveglio interiore. Le immagini vanno lette come i tizi su un podio olimpico, 1 -3 -2.
Nella prima la donna, anche lei poco femminile, si lascia alle spalle le cose terrene, rosso- materia. Nella terza viene illuminata dalla luce interiore rappresentata dalle stelle a 6 punte che hanno un sacco di significati simbolici che non sto a dire. Nella seconda, che è la fase finale, come il vincitore assoluto sul gradino più alto del podio, riapre gli occhi e finalmente vede “davvero”, vede la verità, vede quello che ormai “sa”.

Un altro che fa della sua vita una forma d’arte e lo dimostra tramite la sua arte è Mirò, che dal casino di forme, vitali ma sconcertanti, del Carnevale di Arlecchino, arriva con gli anni a questa estrema sintesi. Giudicate un po’ voi perchè è una di quelle opere che mi sembra un insulto all’autore cercare di spiegare con goffe parole.

E infine la mia versione della (mia) storia: dall’uovo iniziale è nato un uccelletto che dopo mille peripezie ed esser finito in fondo all’abisso risale alla luce, ma riceve un dono prima di salutare tutte le creature che l’hanno accompagnato in questo viaggio, un equivalente della pietra filosofale: una conchiglia. E’ una conchiglia che racconta le storie. Basta che accosti all’orecchio questa conchiglia e può raccontare qualcosa.

Va bene Renzo come cosmico-rilassante? Avevo fatto anche un cielo ma non mi piaceva. A fronte di Mirò… Il mare poi, se è blu, è perchè il cielo vi si rispecchia.

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27 pensieri riguardo “Più alchimia per tutti

  1. Tutto ciò è talmente affascinante che qualcuno può esserne indotto a mettersi a spastrocchiare facendo saltare il palazzo (non quello del regime, da indomiti ribelli, ma quello dove sono loro e la loro alchimia). Quindi non so se è il caso di inserire istruzioni per non farsi male, tipo materiali da evitare.

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    1. In effetti il rischio sussiste… appena ho modo di revisionare per bene l’articolo aggiungerò una postilla a questo riguardo. Grazie! Per ora segnaliamo,e speriamo che leggano anche i commenti, di evitare qualsiasi esperimento con materiali chimici corrosivi tipo candeggina e ammoniaca, esplosivi quali tritolo e fertilizzanti che fanno pure un odore discutibile, infiammabili quali alcool, gas e bombolette spray. Non usate lame taglienti e non sparate agli esperimenti. Anzi fate una cosa, dedicatevi solo al rinnovamento interiore.

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    1. Quasi! Come mi hanno fatto notare sopra ogni tanto, sperimentando, succede qualcosa di spiacevole… Per quello ho messo l’avvertenza che questo blog non può essere consultato da minori…. Aggiungerei neanche da deficienti, ma il blogger prima o poi viene preso da brama di lettori, e accetta tutti. A revisione fatta metto una sintesi anche su fb dove starò molto attenta!

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  2. Fantastico il tuo disegno! Ne vorrei vedere anche uno blu 🙂 diciamo cosmico-rilassante, mentre questo rosso è cosmico-eccitante 🙂
    A proposito dei disegni di Duchamp che hai pubblicato: una volta ho fatto un’esame che trattava di teoria della fotografia e mi hanno iniziato a interrogare proprio a partire da quei disegni.

    … Tutta questa storia che stai allestendo sull’alchimia ha a che fare (anche) con Jung? Riferendoci alla psiche, si tratta di un alchimia che sorge\ si produce spontaneamente da noi, a partire dalla nostra materia psichica, quando le soluzioni razionali e\o la capacità di reazione non possono essere più operanti; ad esempio, nella narrazione, l’eroe difronte a una situazione insormontabile, sviene e allora il suo inconscio, sotto forma di un dio o di un altro essere più o meno spirituale, gli viene in soccorso.

    Certe situazioni psichedeliche indotte o endogene – tra altre due righe non saprò più cosa ti sto scrivendo – che producono immagini mentali fluttuanti, legate tra di loro per analogia, dissolvenze, per metafora, possono essere definite come processo alchemico del nostro cervello?

    Primo effetto alla lettura del tuo post:
    scintillii, ”sentire il cuore nel petto”, sprofondamento nell’inconscio, nostalgia cosmica e per il cosmo, loop ripetuti di immagini dell’infanzia; alla chiusura degli occhi impressione ”come se fosse spenta la luce.
    In generale effetto high e stoned con tendenze psichedelico-allucinatorie e induzione al sogno lucido.

    Lo schiudersi dell’uovo rinvia ai processi chimico-metabolici del cervello: la lava del tuorlo è un concentrato serotinergico ad alto contenuto visionario, un orgasmo mentale e corporeo che nella sua accelerazione produce un sacro fuoco apollineo – mentre beffarda La Gioconda se la ride sotto i baffi anima silvae mescola il brodo

    Dopo l’esposizione al post è consigliabile immergersi in questa camera di decompressione:

    P. S.: poi ti rispondo agli altri messaggi.

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    1. L’ho tenuto in sottofondo mentre finivo di distillare…
      La situazione, come dici tu, in cui si hanno immagini mentali fluttuanti, legate tra di loro per analogia, dissolvenze, per metafora (ho fatto copia-incolla), possono sicuramente essere definite come processo alchemico del nostro cervello.
      Nel tuo caso, se davvero ti ho procurato tutte quelle sensazioni (però! che soddisfazione… ) vorrà dire che si è avviato un processo alchemico: spero vada tutto bene e tu giunga alla luce della pietra filosofale.
      Scherzi a parte ti ringrazio davvero per questo bellissimo scritto, e direi che hai implicitamente risposto alla domanda (“ditemi per favore se si è capito”). Ci vuole molta sensibilità e molta intelligenza per scrivere così. Prima di concludere metterò qualcosa di blu cosmico-rilassante, te lo devo!

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  3. Eccomi! Ho deciso di spezzettare la lettura e commentare man mano…
    In questa prima fase mi sono subito voluta fermare per farti i complimenti per il tuo disegno dell’uovo cosmico 🙂 mi piace moltissimo 🙂 Con che tecnica è realizzato?
    Poi ho letto i commenti e sono rimasta affascinata da quello di @renzodemasi
    Mi avete già trasportato in un misto di ricordi universitari ma, soprattutto, eccomi catapultata in un’ altra atmosfera alla Twin Peaks 😍
    Beh che dire? Con queste premesse continuo la lettura 😘

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    1. Prima le questioni tecniche: uovo, grattage. Pastelli a olio sotto, lasciar asciugare, altri pastelli sopra (tranne la parte centrale dell’uovo), levigare bene con dita o stoffa (oh vado a memoria, adesso uso sempre i pantoni e lì niente di alchemico… o la va o la spacca), poi incidere con una punta arrotondata. Si faceva anche alle elementari coi pastelli a cera, ma non veniva così bene.
      Ciò detto sì, Renzo è fantastico. Praticamente m’ha già scritto la fine del post, o una delle tante fini possibili.

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  4. Il primo dipinto rinascimentale da te così descritto mi piace moltissimo. Credo che riusciresti a far apprezzare anche opere a prima vista “non toccanti” 😉

    Bellissimo il concetto che siamo tutti una “chemia” 🙂 e quello del pastrocchiamento. Pocciare potrebbe essere un sinonimo?

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    1. Pocciare. Per me sì. A Bologna credo che possa avere anche un secondo senso, come peraltro qualsiasi altra parola. Puoi immaginarmi a dieci anni a far la spesa con mia madre, cominciavo già a capire qualcosa ed era un fuoco di fila di doppi sensi tra fruttivendolo e salumiere. Non ci si preoccupava di scandalizzare i bambini. Che poi chiedevo a mia madre e lei sempre “ah non lo so, cosa volesse dire”. Ora che ti ho messa in guardia penso che possa avere lo stesso significato, se pocciando spastrocchi.

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      1. Uh non lo sapevo 😅
        Credo che nel reggiano non esista questo doppio senso 😅
        Pocciare come scarabocchiare…
        Oppure hai fatto un poccio, un disastro…
        oppure ho mischiato tante cose facendo un poccio…
        Pocciare con il colore, con la terra, etc

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  5. Ma come? Rimbaud e Joyce si leggono eccome!
    Boh stranissimo che non li abbiano affrontati a scuola 😳

    Duchamp lo adoro e l’ho trattato anche in questa mia ultima tesi. È un riferimento INDISPENSABILE ma collegato all’alchimia non ho mai letto niente nè ci avrei mai pensato così come questa nuova interpretazione di “Lei ha caldo al culo”…. (il mio prof non stava ad essere carino sui termini:))
    Interessante che ci siano tutte queste vie interpretative. Alla fine è giusto che ognuno trovi la sua 🙂

    Quindi eccomi arrivata alla viriditas che però non tratti, giusto?

    Sarei interessata anche ai 3 elementi 🙂 dove si trovano info?

    Comunque lo scritto è lungo ma non è PER NIENTE stancante e molto chiaro.

    Davvero complimenti 😊👍🏻👏🏻

    Molto molto bello e interessante 😊👍🏻😘👌🏻

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    1. I nostri fanno solo roba italiana. E chi è Freud glielo devo dire io.
      Sui tre elementi starei per dire “in internet”, ma poi ricordo in tempo che non sono nata imparata e queste cose le ho lette in qua e in là, quando avrai tempo ti posso passare qualcosa di scritto su carta. Grazie dei complimenti e stai sicura che arriverò in fondo. Alla viriditas insomma.

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  6. Leggo sempre con grande interesse i tuoi articoli, Marina. Questa volta è lo spastrocchiare a tenere banco. Credo che il termine, nel racchiudere in sè il senso dell’alchimia, sollevi, nel complesso, il tema del rapporto tra uomo, natura e psiche… Lo spastrocchiamento non allude, in fondo, ad altro se non all’uomo che si confronta con la sua intelligenza, la sua curiosità, la sua capacita creatrice, la sua voglia di misurarsi con le leggi della natura e di spiegarle, di creare attraverso un mix di arte e tecnica, trasformando se stesso e la natura in vista della creazione di un mondo nuovo.
    Ma oggi qual è il rapporto tra arte e tecnica, tra tecnica, e psiche umana, quale trasformazione antropologica dell’uomo si sta realizzando attraverso la tecnica, sfociata nella tecnologia, quali relazioni esistono tra forza creatrice dell’uomo e il resto della natura? Che ne è della possibilità di un mondo nuovo? Grandi domande, che possono solo suggerire alcune piste di riflessione… io intanto ti ringrazio per le tue (di riflessioni), a me particolarmente gradite, anche per la sorprendente continuità con discorsi, autori, personaggi e temi ormai ricorrenti in quest’ultimo anno o poco più della mia esistenza… sincronità, direbbe Jung, non a caso evocato pure lui in uno dei commenti precedenti al mio. Un abbraccio, un saluto a tutt* e continua così. Piera

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    1. Sì, spastrocchiare è quello. Noto che ormai è una parola che ha imparato anche il cellulare con cui sto scrivendo, me la suggerisce subito. Il che mi porta alla domanda. A cui non so rispondere, preciso subito. Io non ho grandi nostalgie per i bei vecchi tempi ma neanche troppo entusiasmo per quelli nuovi. Il mondo nuovo mi fa venire in mente Huxley che non era proprio rassicurante. .. E neanche quel che vedo in giro mi rassicura. C’è anche da dire che non mi rassicuro facilmente e quindi non devo far testo. Credo sia successo tutto troppo in fretta (la tecnologia, sempre). Ma è successo e spero si riesca a governare l’opera… la maggior parte delle persone d’altra parte non sa neanche cos’è l’elettricità ma la usa senza difficoltà. Vediamo le cose in rosa come Duchamp: si può far convivere, diciamo pure far sposare alchemicamente, il ritorno alla natura e la tecnologia. L’unione degli opposti è il sogno di ogni alchimista. Ma ci vorrebbe molta passione nel senso più letterale del termine, desiderarlo tanto da star male se non ci si prova. Ed essere disposti a star male mentre ci si prova. Credo. Non so.
      Di una cosa oggi sono felice: tutte le persone che hanno scritto qui hanno scritto cose molto belle, mai banali, è come balsamo sulle mie ferite da idiozia dilagante, grazie!

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      1. La connessione tra la natura e l’artificio è quella auspicata dal Terzo Paradiso tramite il simbolo e le teorie promosse e ideate dall’artista Michelangelo Pistoletto. Anche tutto questo fa parte della mia tesi 😅 e, tesi a parte, dovremo parlarne appena ci vedremo 😊😘👍🏻

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  7. Dobbiamo assolutamente fare ambo le cose: vederci e chiarire la questione del terzo Paradiso, che in tutto questo tempo non mi sono mai cercata in internet perché preferisco te. Forza con questa tesi! Inforca gli occhiali con le lenti una rossa e una blu e dai il colpo finale a quell’opera!

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  8. Ecco! già li vedo quelli che hanno mandato giù a memoria libri con classificazioni frenologiche, con elenchi di sindromi e di morbi vari, stanno già per sentenziare: ”siamo in presenza di un non ben definito delirio di trasformazione con tendenze verso il delirio cosmico”.
    Intanto non riescono a definire bene se la persona sia soggetta a delle allucinazioni, o a delle allucinosi, o ancora a delle ritenzioni retiniche, allorché caricate le pupille di luce, lave di colore scorrono nel suo cervello e hanno in latenza, come calde lastre fotografiche, eliografie che via via vengono imbibite e virate di profumati colori.
    Quel blu del tuo disegno è seminale, in esso vi è iscritta ogni possibilità, ogni sonno \ sogno e ogni risveglio, ogni notte e ogni giorno… E’ la profondità marina : la mediterranea culla di venere. E’ il rassicurante ventre materno: in alto una nera fessura e verso di essa delle braccia, delle mani, che cercano di aprirsi un varco verso un blu un po’ più azzurro; qui dentro, come sulle spalle della figura del tuo disegno, dei puntini gialli come stelle che riscaldano come tenui candele il blu materno, in alto bolle di pellicola trasparente che, evaporando dall’oceano verso il sole, si tingono di scintillanti puntini d’oro, poi si frantumano gioiosamente nel cielo e quel colore diviene un dolce fruscio di pioggia dorata che addolcisce il mare.
    Prima di riuscire a varcare quello stretto ma elastico passaggio che ti ”slancierà” nella vita, dovrai farti sorprendere dall’ora blu: un attimo tra il culmine della notte e lo scoppio dell’alba in cui regna il totale silenzio… E poi sarà il sole che spunta da dietro le montagne e svela il volto delle cose ad offrire alla tua mente sensazioni infinitamente appaganti, è come se il tuo spirito suggesse un caldo flusso direttamente dal tuo cuore donandoti lo sguardo vivificatore dei raggi di sole… scolpirranno essi tante meravigliose istantanee della tua vita.

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    1. Ma come fai… a scrivere così, a mettere il video… Bella canzone oltretutto.
      Io in cambio sono nata tre volte, per adesso. E per non continuare a riempire di commenti il tuo blog metto qui una canzone -scritta!- che dà il senso della prima morte – e dato che sono ancora qua, rinascita. Che ha a che fare col filosofo K.

      Giorgio Gaber, I reduci. Quando l’ha scritta io avevo appena cominciato a capire che c’era un mondo oltre San Donato… Qualche anno dopo ero io .

      E allora è venuta la voglia di rompere tutto
      le nostre famiglie gli armadi le chiese i notai
      i banchi di scuola i parenti le centoventotto
      trasformare in coraggio la rabbia
      che è dentro di noi

      E tutto che saltava in aria
      e c’era un senso di vittoria
      come se tenesse conto del coraggio
      la storia.

      E allora è venuto il momento di organizzarsi
      di avere una linea e di unirsi intorno a un’idea
      dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi
      decidere insieme la lotta in assemblea.

      E tutto che sembrava pronto
      per fare la rivoluzione
      ma era una tua immagine o soltanto
      una bella intenzione.

      E allora è venuto il periodo dei lunghi discorsi
      ripartire da zero e occuparsi un momento di noi
      affrontare la crisi parlare parlare e sfogarsi
      e guardarsi di dentro per sapere chi sei

      E c’era l’orgoglio di capire
      e poi la certezza di una svolta
      come se capir la crisi voglia dire
      che la crisi è risolta.

      E allora ti torna la voglia di fare un’azione
      ma ti sfugge di mano e si invischia ogni gesto che fai
      la sola certezza che resta è la tua confusione
      il vantaggio di avere coscienza di quello che sei

      Ma il fatto di avere la coscienza
      che sei nella merda più totale
      è l’unica sostanziale differenza
      da un borghese normale.

      E allora ci siamo sentiti
      insicuri e stravolti
      come reduci laceri e stanchi
      come inutili eroi

      Con le bende perdute per strada
      e le fasce sui volti

      già a vent’anni siam qui a raccontare
      ai nipoti che noi

      Noi buttavamo tutto in aria
      e c’era un senso di vittoria
      come se tenesse conto del coraggio la storia.

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