La Signora delle foreste – fine

alberibianchi_incisioneConcludo l’articolo sulla betulla dopo la visita ad un vero boschetto, di origini molto antiche, insediatosi all’interno di un castagneto vicino a Zocca, sull’appennino tosco-emiliano.

Pare che queste betulle vivano e si riproducano lì dall’ultima glaciazione: sono piante nordiche, non se ne trovano facilmente di spontanee, sull’appennino. Lì hanno evidentemente trovato un microclima ed un ambiente favorevole e vi si sono adattate.

Ricapitolando, diciamo a cosa serve la pianta tutta, poi vedremo le differenze tra le varie parti: in sintesi è diuretica, analgesica, depurativa, drenante. Ciò vuol dire utile per reni e vescica nonchè per le malattie a sfondo infiammatorio – che spesso derivano dall’accumulo di tossine e acidi urici. Essendo depuratva è d’aiuto al sistema linfatico e circolatorio in genere, e infine fa più belli capelli e pelle.

Nella corteccia sono presenti in misura maggiore componenti antisettici, antinfiammatori, antipiretici.
Foglie giovani e gemme contengono più flavonoidi, vitamine, elementi depurativi. La linfa è depurativa e rigenerante.
Ripeto, si tratta di piccole differenze, tutte queste proprietà sono contenute in ogni parte della pianta. Possiamo anche osservare come gli elementi che sono disponibili nell’avvicendarsi delle stagioni sono spesso i più utili in quel momento. In inverno abbiamo la corteccia contro febbri, dolori articolari, malattie da raffreddamento etc. In primavera, dopo un inverno al chiuso, mangiando cibi grassi, muovendoci meno, abbiamo bisogno di liberarci dalle tossine, depurarci, rinvigorirci, e abbiamo foglie e linfa.
Le gemme compaiono verso febbraio e vanno raccolte ben gonfie ma ancora chiuse. Le foglie derivano dalle gemme e sono pronte quando sono ben verdi ma ancora giovani e fresche. Potrete farne infusi o, unendoli anche a pezzetti di corteccia, decotti. Usandoli sempre con un minimo di cautela perchè c’è chi è allergico.
Questa bevanda contiene flavonoidi, terpeni, tannini, vitamina C (che con troppo calore purtroppo va perduta), acido betulinico, clorogenico e caffeico, resine e olii essenziali. Tutte cose buone per il nostro corpo e che possono aiutarlo a combattere vari fastidi: dall’artrosi alla cellulite, passando per cistite e dermatite. In pratica uno “lavaggio interno” che ripulisce e previene.
La primavera è anche il momento della linfa: la parte più vitale e benefica della pianta. E’ il miglior prodotto della nostra signora. Dato che è vitale anche per lei, come sempre non dobbiamo esagerare nel raccoglierla. Innanzitutto è fondamentale disporre di una o più betulle adulte, con un tronco dal diametro minimo di 20 cm., meglio se un po’ di più. Le piante giovani vanno lasciate stare.
Il periodo della “risalita della linfa”, dalle radici all’albero tutto, dopo l’inverno, è relativamente breve, ed è il chiaramente il momento migliore per avere più linfa. Nelle regioni fredde questo periodo è dopo il disgelo, quando tutta la neve si è sciolta. In questi anni di riscaldamento globale e di stagioni inusuali possiamo semplicemente fare una piccola incisione sul tronco, non più di un cm. di profondità, e osservare se esce un po’ di liquido.
L’estrazione, c’è poco da fare, è un po’ brutale, per cui ricordare sempre: scusarsi e ringraziare, raccontare all’albero quante cose belle si faranno con la sua linfa etc..
Lo so che sembrano sciocchezze: neanch’io credo che la pianta capisca le mie parole. Capisce, se così posso esprimermi, la mia energia, le famose “vibrazioni”…
Insomma, ecco come si fa: si pratica nel tronco dell’albero, meglio se nella parte esposta a sud, un foro a circa un metro da terra, profondo da due a cinque centimetri secondo il diametro del tronco stesso, leggermente obliquo verso l’alto, nel quale si introduce un tubicino (ottimi i dosatori per liquidi, di plastica o metallo) da cui la linfa defluisce nei recipienti posti a terra o legati all’albero. Tutta l’attrezzatura deve essere molto pulita perché il succo va bevuto fresco e l’albero non deve infettarsi. Meglio usare un trapano con punta da 8 mm. o 1 cm. Il tubicino non deve entrare in profondità nel foro che avete aperto, bastano uno o due cm.

Un tronco di 50 cm di diametro, se è nel periodo della risalita, può fornire in 4 giorni una media di 3-4 litri di linfa. Ci deve bastare. A meno che non abitiamo proprio in mezzo ad un bosco di betulle e sentiamo un gran bisogno di rigenerarci…
Preleveremo ogni giorno la linfa (anche 2 volte al giorno se lo lasciate così anche di notte), ne berremo un bicchiere e congeleremo il resto, poiché non si mantiene a lungo nemmeno in frigorifero (massimo due giorni). Si trova anche in erboristeria, ma ovviamente è pastorizzata e/o trattata con conservanti.
Ripeto che come tutte le cose può dare allergia, per cui la prima volta andateci piano. Quando avete finito la raccolta chiudete il buco con muschio o segatura pulita e sigillate con un po’ di cera. L’anno prossimo usate un’altra betulla, se l’avete.
Le proprietà di cui già abbiamo parlato, nella linfa ci sono tutte. In più c’è tutta l’energia vitale della natura che si ridesta e nutre. La linfa è il sangue dell’albero, la sua vita, contiene la forza della terra accumulata dalle radici durante l’inverno.
simbolo ogham BEITHE

Quel che è la betulla per i Celti è simile, con poche varianti, a quanto detto per gli sciamani siberiani: anche perché il culto della madre terra e la simbologia degli alberi che da essa nascono ha origini arcaiche e se ne trovano tracce in tutto il mondo.
Si suppone comunque con ragionevole certezza che tra le popolazioni dell’Europa neolitica fosse comune l’idea della Grande Madre, entità potente che si manifesta in forme e modi differenti. La madre, in quanto colei che dà la vita, è anche colei che la toglie: nulla che non sia nato può morire. Tuttavia come madre, giacchè siamo nati, ci protegge e ci nutre.

Il mondo celtico è ampio, variegato e ha imbevuto di sé vasti territori e millenni di storia, per cui ci sono sovrapposizioni di divinità, confusione su date e nomi, ma non è quello che conta: in comune tutti i celti avevano un rapporto molto profondo con la natura. Per rimanere legati alla nostra betulla, Plinio il Vecchio pensava che fosse originario della Gallia, tanto era il valore datogli dai Galli. Infatti il nostro nome latino betulla deriva dal gallico betw, o bed-wen, in inglese attuale birch, il tutto derivante dalla radice indoeuropea  bherəg-, cioè “splendente, bianco, brillante” (inglese attuale bright) ), da cui Brig, Brigid, una delle dee più importanti del pantheon celtico, entrambe (albero e dea) celebrate a Imbolc, ai primi di febbraio, quando la natura, pur nel freddo ancora incombente, inizia a ridestarsi, gli animali vanno in amore e si formano le prime gemme.
La prima lettera del sacro alfabeto Ogham (donato ai celti dal dio Ogma) era Beithe, un altro termine per indicare la betulla, che spesso era anche, fisicamente, il supporto (l’Ogham veniva inciso su tavolette di legno) per la scrittura tutta.
E quindi Beithe è l’inizio, la transizione, il rinnovamento, è la chiave che apre all’iniziato la via degli Dei, la Custode della Porta, illumina l’intelligenza. La betulla è collegata per il colore argenteo alla luna (quindi in qualche modo al mondo sotterraneo) ma anche al sole perchè quando è completamente spoglia dalle foglie e quindi più splendente siamo in dicembre, i giorni più bui stanno per finire ed il 21 dicembre o giù di lì si festeggia Yule, appunto la rinascita del sole.
Tutto quest’entusiasmo per un albero può lasciare perplessi, ma proviamo a pensare all’effetto delle tante sfumature di chiarore che troviamo in un bosco di alberi bianchi nel bianco della neve, magari illuminati da un sole pallido ma promettente. Tutto questo splendore che preludeva al ridestarsi della vita colpiva l’immaginazione di quei popoli che vi vedevano un simbolo di luce anche spirituale, quindi di saggezza.
alberibianchi
La betulla, che riesce a crescere in terreni impervi, in luoghi dove altri alberi non osano spingersi, metaforicamente simboleggia la capacità di spingersi oltre, in zone di se stessi dove è difficile arrivare e dove la maggior parte degli uomini non va.
Brigid, o Bricta, va ricordato è la protettrice dei poeti, dei combattenti e dei fabbri. I suoi epiteti sono Belisama (“che brilla”), Sulis (secondo alcuni il termine ha a che veder col sole, che comunque è qualcosa che brilla, ma ho molti dubbi), Brigantia (“quella che brilla in alto”), e uno dei suoi nomi più antichi è Breo-scighead, “la freccia ardente”. Forse anche Kerridwen (“porta di dio”?), dea lunare o sacerdotessa mitica secondo i casi, è uno dei suoi nomi. E’ associata a molti animali, tra cui il gallo che annuncia l’alba e “quindi” la rigenerazione, e ”quindi” il serpente che si autorigenera, altro animale collegato alla dea, ma ctonio, notturno, e poi la mucca, e “quindi” la luna che le corna dell’animale ricordano quand’è in falce. Imbolc è anche la festa degli animali gravidi, specie bovini e altri animali d’allevamento, che garantiscono la ricchezza dell’anno che verrà. Un complesso mitico quindi, quello di Brigid, davvero sfaccettato. Scusate se tutti questi passaggi sono difficili da seguire. Lo sono anche per me, che non credo di avere in tasca l’interpretazione di quanto non è mai stato scritto ai tempi, ma credo in quel che sento e prima di parlarne di nuovo ho appunto voluto andare in quel boschetto innevato.

 

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4 pensieri riguardo “La Signora delle foreste – fine

    1. Tocchi un punto dolente! Bisogna andare in una erboristeria vecchio stampo e qualcosa di accettabile hanno. Però ho parlato.anche di salvia, canapa, mele cotogne… oh non è che ci possa essere tutto sotto casa. Sto lavorando sulla calendula: quella è ovunque e sta fiorendo eroicamente anche adesso, con le notti sottozero.

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    1. Se questo blog avesse più lettori e non potessi rispondere ad ognuno dovrei fare un post per spiegarlo, forse. Magari lo farò: sto raccogliendo prove che mostrano che non sono l’unica matta.
      Sinteticamente,comunque: sì.
      Va anche detto che mi piace parlarne. Mi piacerebbe anche un contradditorio, se possibile senza insulti. ..

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