Sorella in spirito

Questo blog ha cambiato assetto. Scuola e piante separati. Ci sto ancora lavorando,  si abbia pazienza, nessuno mi ha insegnato a farlo. Chiudo questa fase con qualcosa che va bene per tutti. Siamo nelle dodici tempora, morti in giro fino alla befana, l’antenata sepolta sotto al camino. E io li ricordo, e certo, ho gli spiriti che mi aleggiano intorno. Nessuno mi porterà doni credo.
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Non amo la famiglia. In quanto istituzione o idea. E’ la cellula primaria di una società che per millenni è stata autoritaria e ora è scema. È anche autoritaria, ma in quanto scema non se ne accorge.

Nonostante questo mio pensiero retrò ho aggiunto nel corso della vita, alla mia famiglia d’origine, due o tre mamme spirituali, forse un padre spirituale e sicuramente un fratello e una sorella spirituali. Le mamme ti fanno venire al mondo e restare vivo, e ci sono tante cose da fare che una non può bastare. Il padre dovrebbe essere la guida, e qui ho fatto più fatica a individuarne uno. I fratelli sono quella gente con cui hai inevitabilmente, anche se non vuoi, delle cose in comune. Con quelli genetici DNA e ricordi, con quelli spirituali altro. Mio fratello è Miguel de Unamuno, scrittore e filosofo spagnolo morto nel ’37. Mia sorella è quella che si vede in foto, morta qualche anno fa. Non sono una donna normale e non faccio differenze tra specie.
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Avevamo in comune un’infanzia spiacevole e un rapporto col prossimo difficile. Dato che sapevamo di cosa è capace preferivamo evitarlo. Il prossimo voleva avere contatti con noi perchè sembravamo creaturine dolci e immancabilmente era deluso nel vedere che quel che si era inventato era falso. Si offendeva anche.
Il suo ruolo di gattina, il mio di madre, ce lo aveva imposto il prossimo. Se non rispettavamo i ruoli si offendeva. Il prossimo. Lo offendevamo pensando di giocare, io con le parole lei con le unghie e i denti. Dopo un po’ ci evitavamo a vicenda, col prossimo.
Questa  era ed è, mi dicono, la nostra espressione più comune: attenzione e controllo degli altrui movimenti. Ti avvicini? Cos’hai in mano?
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Quando l’ho vista la prima volta aveva tre mesi e stava dentro una gabbia nell’ufficio del gattile. Voleva stare lì, non sopportava la vicinanza del mucchio di gatti nella gabbia grande. Sono stati felicissimi di darcela, quelli del gattile, non era facile gestirla.
Per me era facilissimo, non avevo intenzione di gestirla in alcun modo. E lei con me. Se voleva calore mi veniva addosso, nella maggior parte del tempo stavamo vicine senza toccarci. Sarebbe facile anche stare con me, se al prossimo passasse l’idea di dovermi gestire. Convincere. Farmi amare quel che ama.
Susi era di una bellezza fulminante ma lo sapevano in pochi. Quando veniva gente spariva, stava anche senza mangiare pur di non avere a che fare con certe persone. Chissà dove andava. Spariva proprio. Stavamo in una casa piccola, ma spariva.
Giocare, l’avrebbe fatto di continuo. Uccidere, ogni tanto.
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Nel mordere e graffiare per gioco si concentrava e si impegnava al punto che faceva malissimo, avevo sempre le braccia ferite. Non cercavo di fermarla perchè mi incantavo a guardare l’assoluta bellezza della sua ferocia. C’era una scintilla divina nella sua palese certezza di star facendo la cosa giusta da fare. Salire sul punto più alto della libreria, uccidere, guardare fuori. Sempre lo stesso assoluto fare quello che c’è da fare.

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10 pensieri riguardo “Sorella in spirito

  1. Tua sorella micia è (o meglio era 😦 ) stupenda a dir poco!
    Ma chi vi ha fatto l’ultima foto dove ti tiene mordendoti il braccio?
    Perché non ti piace il ruolo di madre? O è solo delle convenzioni che non ne vuoi sapere?
    Sei una persona molto molto particolare ed affascinante. A me piaci molto 🙂

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    1. Anche tu. La tua esistenza ha qualcosa di luminoso. Mia sorella mentre mi mordeva o mi graffiava era uno spettacolo frequente, la foto l’avrà fatta il mio compagno o mio figlio. A proposito, voglio loro molto bene. Non perché sono la mia famiglia, perché sono fatti come sono fatti. Essere madre, non solo di mio figlio, adesso più che piacermi o non piacermi è diventato un mio tratto essenziale. Mi piace far nascere e vivere. Da giovane mi sono trovata da un mese all’altro a essere SOLO la madre di mio figlio per chiunque. Che esistessi come individuo a parte non era previsto. Tutti ormai mi vedevano in un modo solo, bello anche, ma sempre quello, e se manifestavo uno degli infiniti altri modi di essere io ci restavano male. Come diceva Giorgio Gaber: chissà se il granoturco ha scelto di esser giallo, oppure se continua a presentarsi giallo per essere fedele a chi lo guarda….

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  2. Colgo l’occasione per un nuovo capitolo della querelle cani/gatti. In realtà a me piacciono molto anche i cani e trovo strazianti le storie tipo attesa per anni che arrivi il padrone morto. Quello che non mi è mai tornato è che si consideri la specie canina più affine a quella umana di quella felina. La fedeltà al padrone morto è qualcosa di inumano. Anzi, super-umano. E non possiamo cavarcela dicendo che i cani fanno quello che fanno perché sono stupidi (riportandoli così al livello dell’uomo), dato che invece sono intelligentissimi. Ho visto cani comprendere frasi elaborate. Io, dopo anni di scuola e decenni di uso, anche a scopo lavorativo, di una lingua semplice come l’inglese, se qualcuno la parla un po’ velocemente devo fargliela ripetere. Figuriamoci la lingua di un’altra specie animale. Anche in questo caso siamo a livelli super-umani. I gatti sono più simili a noi. Opportunisti, amanti delle cose (il territorio), oltre che delle persone, in generale tendenti a fare quello che passa loro per la testa. E noi, che apprezziamo i gatti, amiamo immedesimarci nella loro possibilità pratica di fare quello che passa loro per la testa, liberi da convenzioni sociali. A volte esageriamo attribuendo ai gatti sentimenti di dignità. Non potrai mai e poi mai addestrare un gatto a mettersi in fila con altri suoi simili e avanzare ritto sulle zampe posteriori (probabilmente neanche a mettersi in fila e basta). Realisticamente il gatto non capisce, a differenza del cane, che in ultima analisi gli conviene fare le scemenze degli umani (riceverà una ricompensa o verrà maltrattato meno). Ma a noi, che apprezziamo i gatti, darebbe fastidio vedere un gatto fare quello che gli diciamo noi. Anche perché quando fa quello che vuole lui è strepitosamente bello, come il gatto delle foto.

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  3. Non ho mai avuto cani. Penso che ferme restando alcune caratteristiche di base all’interno di ogni specie animale ogni individuo sia fatto a suo modo, e della trentina di gatti che ho avuto intorno posso dire che solo guardarli mi faceva stare bene, li capivo perché essendoci cresciuta in mezzo la loro “lingua” mi è consueta quanto il dialetto che parlava mia nonna. Solo con questa ad un tratto mi è venuto in mente che avevamo in comune modi di essere e probabilmente di sentire che, io che non ho mai avuto fratelli e sorelle genetici, dovevano essere molto simili a quanto si riscontra tra fratelli e sorelle. In parte me lo ha fatto pensare uno che mi ha chiesto se ero io che facevo apposta ad avere le espressioni che faceva lei o se era lei. E ne ho concluso che erano espressioni generate dallo stesso sentire. Che non era lo stesso sentire di un altro gatto o di un’altra persona.

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  4. “C’era una scintilla divina nella sua palese certezza di star facendo la cosa giusta da fare”, anche se questo implica ferocia. Cosa c’è Marina di più umano – e disumano – allo stesso tempo? Io mi ci ritrovo. Tesa a imporre le mie modalità, senza ascoltare. Convinta di essere nel giusto e fiduciosa solo di me stessa. A volte, in particolare dopo alcune esperienze con i colleghi di lavoro e in famiglia, mi sono chiesta se è una difficoltà che accomuna i figli unici, meno abituati alla condivisione. Non so. Certo è che, per quanto un pò mi sia ammorbidita grazie all’esperienza e all’affetto per mio figlio e per il mio compagno, il mio egoismo altruista mi va ancora bene così

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    1. E pensa che ti considero una delle persone più generose che conosco (le tue modalità sì, quelle tendi diciamo a proporle)…. Ma noi non sembriamo mai quello che siamo, anche agli amici. A me per anni – anche adesso talvolta mi capita – hanno detto che si sarebbe dovuto fare come me, non mettersi pensieri… Insomma do a molti l’idea di una persona calma e serena. Pensa tu. Comunque credimi, fai bene ad andarti bene.

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    1. Ma tutti assieme? Quanti gatti hai? Noi una volta siamo arrivati a 14…. È stato allora che mio padre ha cominciato a farli sterilizzare tutti. È stato un lavoro durato anni. Alla clinica veterinaria eravamo di casa. Poi sono andata a vivere da sola ma è durato poco, e oltre agli umani è arrivata lei.

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  5. In pratica nella città in cui vivo non ho nessun gatto ( ce ne sono alcuni nei giardini vicini che più o meno conosco), però negli ultimi anni nella mia casa natale ne è spuntato prima uno, poi un altro, poi un’altra… Ora è da un po’ di tempo che non rientro ma ricordo che qualche anno fa giocare in giardino con questi simpatici animaletti mi rilassava. Inoltre, arrivato il momento di ripartire, ogni volta mi capitava di pensare al trascorrere della mia vita; allora, soprattutto se era inverno, la sera mi mettevo difronte alla porta di vetro del giardino ed era una felice-malinconia abbassare lo sguardo e vedere tre o quattro gattini appoggiati al vetro, con gli occhi puntati sui miei pensieri. Anche se su quest’ultima sensazione nutro seri dubbi, e penso che la prospettiva di quella porta che da un momento all’altra si poteva aprire, e poi anche quella del frigo… allettava quei giovani baffuti più che i miei pensieri :-).

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