Tessuti, come sceglierli e definirli

Per ora parliamo di tessuti a navetta, cioè fatti a telaio con ordito e trama. La maglia è una cosa diversa. Io non so con certezza quanto ne sappiate e faccio un riassuntino che per qualcuno conterrà delle cose ovvie.

Tutto ciò comunque ha lo scopo di chiarirvi che E’ OBBLIGATORIO indicare i tessuti che volete usare per i capi che disegnate. E indicarli con una certa precisione.
INTRECCI BASE: TELA, SAIA, RASO.
Le tele sono di solito (quindi non sempre e comunque, ma spesso) resistenti, uniformi, facili da cucire, poco deformabili (e poco cedevoli, quindi, alle forme del corpo). Per essere tela l’unica cosa che importa è che il rapporto tra ordito e trama sia di uno a uno. E’ una tela il taffetas di seta ed è una tela la garza. Quest’ultima contraddice più o meno tutto quanto detto sopra perchè i fili sono distanti tra loro (“a trama lenta”).
La saia teoricamente è meno rigida della tela, essendo meno legata (per ogni passaggio il filo di trama alza due o più fili d’ordito), ma spesso viene usata per produrre tessuti moto resistenti come il gabardine e il denim (che sono quindi “a trama fitta”). E’ anche l’armatura tipica degli scozzesi tradizionali.
Il raso prevede che per ogni filo di trama che passa nel telaio vengano alzati 4/5 o più fili d’ordito. Ne deriva un tessuto sciolto, lucido, adatto al drappeggio, scivoloso da cucire e facilmente deformabile. Tale armatura è molto usata con la seta (tanto che se nulla si aggiunge dopo “raso” che sia di seta è scontato), il cotone (chiamato rasatello), e volendo qualunque altro materiale, anche se è molto raro che la si usi con lana o altri materiali usati per capispalla, che di solito devono essere solidi e compatti, mantenere la forma etc..

NOMI DEI TESSUTI

Spesso derivano da una città che per prima ha diffuso quel tipo di tessitura. Esempi:

Oxford: tessuto tipico per camiceria, con armatura che è una variante della tela, spesso in cotone o in filati con caratteristiche analoghe.

Panama: variante della tela, con filato e trama presi due per volta, che rende quindi, da vicino, un effetto di piccolissima quadrettatura.

Denim: tessuto “de Nimes”, città francese. E’ una saia intessuta con filati grossi (di cotone, canapa, lino), molto resistente. Ha la caratteristica, in origine, d’essere fatta con ordito colorato (es. blu) e trama bianca naturale, che  si vede bene nei jeans sfilacciati e rotti che vanno in questi decenni.

Damasco: tessuto lavorato in modo che, con la trama, vengano creati disegni (ha quindi un’armatura irregolare, o anche con base tela e un terzo passaggio con il filato che crea il disegno).

Mussola (cioè tessuto di Mosul, città irachena): fine e leggero, armatura tela, a volte perfino semitrasparente, di solito in materiali estivi.

Jersey (nome di un’isola inglese): maglia rasata, cedevole (come qualsiasi maglia), di varie pesantezze, fattibile con qualsiasi materiale, oggi molto usata con cotone, seta e sintetici. Ottima per indumenti drappeggiati e cascanti. Viene prodotta in pezze e tagliata come i tessuti a navetta. L’Interlock è in pratica un jersey doppio, molto più resistente e meno deformabile, molto usato nell’abbigliamento sportivo.

Organza: (nome derivato da una città orientale): filo di seta sottile, molto ritorto e tessuto a trama fitta, in  modo che seppur leggerissimo e semitrasparente formi facilmente volumi ampi e ariosi. Se in cotone, è meno lucente della seta.

A volte i nomi derivano da una caratteristica della tessitura o del filato. Esempi:

Crespo: si fa su armatura tela usando filati molto ritorti, in modo da avere una superficie grinzosa, di mano secca. Si può fare con qualsiasi filato. In seta esistono molti tipi di crespi, con piccole differenze: crépe de Chine, crépe marocain, crépe satin, crèpe georgette… Questi sono adatti ad indumenti eleganti, anche drappeggiati. Il crespo di lana è un tessuto caldo ma leggero, adatto ad abiti e camicie, sempre femminili.

Spigato o spinato: ottenuto con filati a due colori, con variante di armatura saia, disponendo i fili di trama  in modo da avere il classico disegno a spiga di grano o spina di pesce. Molto usato un tempo con la lana tweed, ora anche in qualsiasi filato.

Fil coupè, ovvero “filo tagliato”: con armatura di base a tela (di solito) e armatura supplementare con fili di vario colore che creano un disegno sul diritto, mentre sul dietro, invece di essere mantenuti in tutta la loro lunghezza come nel lanciato, sono fermati alla fine di ogni motivo e tagliati, eliminando l’eccesso.

A volte i nomi sono legati a caratteristiche dovute ai finissaggi: la flanella, di solito di lana o cotone, presenta una leggera peluria superficiale ottenuta per garzatura. E’ un tessuto caldo ma leggero rispetto al panno o altri tessuti di lana.
La garzatura o cardatura è un passaggio in cui il tessuto viene strisciato contro una superficie ruvida che solleva le fibre e rende il tutto più morbido e caldo. Una volta si faceva a mano con il frutto secco del cardo (a volte detto “garzo”), che è spinoso e “gratta” la superficie del tessuto.

Un noto cardato, che però si chiama sempre e solo col nome della città di origine, è il Loden, tessuto di lana di solito piuttosto pesante, quindi molto usato per giacche pesanti e cappotti. La cardatura è ben visibile e il Loden appare come peloso ma ben pettinato all’ingiù (ovviamente se lo si taglia nel verso giusto).

Il Tweed è un tessuto cardato, in origine a partire da una specifica lana inglese poco raffinata, un po’ ruvida e con irregolarità: con  tutto questo però la cardatura è molto meno evidente rispetto al Loden.

Di solito il disegno nel tessuto si ottiene manovrando i fili di trama o creando trame supplementari (il termine trama, fateci caso, è passato anche a definire altri ambiti: “un film dalla trama molto complessa” ha il suo equivalente tessile in un broccato). Il tessuto Jacquard è fatto con un telaio speciale che permette di manovrare anche gli orditi secondo un disegno prestabilito. Ciò permette di avere tessuti dall’aspetto ricco, con disegni anche molto complessi, ma più leggeri dei loro simili non Jacquard. Jacquard è il nome dell’inventore del sistema.

Faille, velluto, piquè, tulle, voile, lamè, goffrato, sono tutte definizioni incomplete, così come lo sono cotone, lana etc.
Il tessuto deve essere indicato, tranne rari casi in cui non ci sono equivoci possibili, con il materiale di base (es. cotone) e un termine identificativo (es. velluto), a volte aggiungendo dati, se necessari, come “velluto di cotone a coste di mm.2”.

Nelle aziende di solito i tessuti si indicano con un codice, ma questo richiede che ci sia già, alla base, una buona cultura tessile per cui la scelta di quel codice sia fatta sapendo esattamente a cosa corrisponde.


 

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