La notte dei morti viventi

strana notte
In questi giorni non posso fare a meno di vedere molte spiegazioni sul senso e la storia della data che chiamiamo Halloween o Ognissanti, o Samhain, se viriamo sul celtico.

La prima impressione è che data la quantità di persone che spiega non ci sia alcun bisogno di spiegare, anche perché ogni anno la cosa si ripete e insomma tutti sanno tutto quello che vogliono sapere. La seconda impressione è che manchi un dato, che da qualche parte ci sarà, ma insomma io non lo vedo. Festa di tutti i santi, festa di tutti i morti, vigilia carnevalesca, bambini che giocano ai fantasmi, calendari celtici come se piovesse, strage di zucche e perfino di gatti neri, questa l’ho imparata quest’anno (ma siete scemi?, sapete cos’è un gatto?, se credete a queste cose sarà meglio che sappiate a cosa credete).
Qui vorrei aggiungere allora un tassello tanto per sentirmi per una volta parte della comunità. Vado molto indietro. Noi adesso dividiamo l’anno in quattro stagioni. Queste stagioni sono definite dagli astri: sono le stagioni del cielo. Le stagioni della terra invece sono, secondo logica e soprattutto in Europa, 3. E una volta, quando in Europa né astronomia, né agricoltura né allevamento erano stati inventati, di stagioni se ne consideravano appunto 3. Quella che noi chiamiamo primavera corrispondeva al momento, intorno a febbraio, in cui la neve si scioglieva, qualche foglia spuntava, i giorni erano visibilmente più lunghi e gli animali erano in amore o addirittura pronti a fare i cuccioli.
Cuccioli e foglioline = cibo in arrivo. Era un periodo ancora difficile ma pieno di speranza, per i nostri antenati cacciatori e raccoglitori. Pian piano si andava verso l’estate, che si dava per raggiunta in maggio: bestie da cacciare e roba da raccogliere un po’ ovunque, da mangiare fresca fino ad agosto/settembre, poi si cominciava a seccare e mettere via quel che si poteva, ma ancora, fino a ottobre, bacche, radici, frutta e bestiole varie c’erano.
In un ottobre normale, non quello caldo e secco che ci siamo ritrovati a forza di petrolio e plastica, gli animali cominciavano a cercare rifugi, cadevano le foglie, e dopo che avevi raccolto mele noci e castagne non è che restasse più molto. I giorni erano più corti.
La stagione della penuria, comunque la vogliamo chiamare, cominciava ora.  A fine ottobre, inizio novembre. Da qualche parte ho letto “finiva la stagione del verde, cominciava quella del seme”. Questa è un’idea che prevede già una semina, comunque anche senza  praticare l’agricoltura su larga scala non ci voleva molto a capire che da un seme seppellito in terra in autunno, in primavera nasceva una piantina. E quindi era una stagione di attesa. Non è che ci fosse proprio molto da festeggiare….
A parte le anime dei morti che magari, insieme alla nebbia, venivano su dalla terra a trovare i parenti, come semi, letteralmente intendo, perché molte società arcaiche pensavano che le anime degli antenati si incarnassero nei nuovi membri della famiglia, quelli nati da poco.  Una cosa che poteva esser carina ma anche fare un po’ paura, visto che sembra che certi morti fossero un po’ dispettosi. Si pensava, pare, che alcuni morti invidiassero i vivi proprio per l’esser vivi, insomma a essere morti non si divertivano proprio. Potevano fare scherzetti poco simpatici, per cui se bussavano alla porta meglio aver pronto un dono, anche povero, anche un dolce… Oggi che mangiamo dolci di continuo sfugge facilmente il valore, l’anomalia, la straordinarietà di un dolce. Non c’era mica lo zucchero. Il miele era così difficile a ottenersi che aveva una valenza sacra… La frutta secca, perdendo l’acqua, diveniva più dolce, e poteva, se in quantità sufficiente, dolcificare un miscuglio a base di grani schiacciati, noci etc..
Lascio con la ricetta di un dolce. Alle mele cotogne, che poi erano le “mele” per antonomasia, un tempo. Le mele selvatiche del buon tempo che fu erano piccolissime e spesso abitate da bestioline. La cotogna si difende meglio. Però è immangiabile cruda. Fare la marmellata di cotogne è un processo lungo, diamo per scontato che la troviate… Ecco qua:

Come prima cosa prendete un pezzo di burro (un etto circa) e lasciatelo sciogliere sul termo o dove volete (dentro un contenitore…).
Vuotate un barattolo di marmellata di cotogne (poniamo sia da ½ chilo, se vi pare troppa tenetene un po’ per mangiarla col pecorino piccante) nella terrina dove mescolate la torta di solito. Metteteci tre uova una dopo l’altra, mescolando ogni volta che mettete un uovo. Girate il cucchiaio di legno sempre nello stesso verso. Frutta secca: ormai si trovano ovunque sacchettini di frutta a seme (noci, nocciole, pinoli, semi di zucca…) e frutta vera ma secca (uva, ribes, mirtilli, quella roba lì) insieme. Evitate se possibile goji, chia o altre cose da fighetti, qui dobbiam stare in Europa… (oh, se vi piacciono metteteli, era solo per stare in tema…) Insomma mettete un sacchettino di ‘sta roba nel misto. Se non trovate il sacchettino giusto prendete voi quel che vi piace, io per esempio aggiungo sempre noci.
Aggiungete circa 2 etti di zucchero (lo so, per stare in tema sarebbe meglio il miele, ma con lo zucchero è più buona…), una presina di sale, il burro sciolto, e farina un po’ alla volta (anche qui partite con 200 gr.), il lievito (una bustina intera), poi ancora farina finchè diventa difficile mescolare. Avete già acceso il forno da un po’, a 160 gradi, ed è ben caldo. Foderate una tortiera con una carta da forno o una stagnola – sempre di quelle che si usavano nella preistoria. Mettete nel forno e abbiate pazienza. Ci possono volere, perché sia ben cotta, da un’ora a due ore. Ogni forno è diverso e voi conoscerete il vostro. Ogni tanto date un’occhiata. Tenete presente che data la presenza massiccia della marmellata anche quando sarà cotta sarà sempre più morbida di quel che diventerà in seguito. Infatti è bene lasciare raffreddare e mangiare il giorno dopo. Accompagnate, se volete, con un vino aromatico e speziato e brindate a tutti i morti, i santi, gli spiriti: che si divertano, là fuori nelle nebbie e al caldo nei vostri cuori.
Prima di notte, specie se state in campagna, lasciate un pezzettino di torta fuori dalla porta, in un bel piattino, con una ciotolina di latte.

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7 pensieri riguardo “La notte dei morti viventi

  1. Grazie Marina, a me piace il tuo modo di scrivere e di pensare, sempre arguto e per certi versi sorprendente… alla fine sei riuscita a riportare alla terra anche questa commercialissima festa di Halloween.. . Vederla da un tale punto di vista mi serve a tollerarla un Po più di quanto riesca a fare pensando a quello che è oggi: un’espressione trita e ritrita della società di mercato ispirata all’american life style. Baci baci Piera

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  2. Grazie a te Piera. Sei sempre stata il mio supporto per quanto riguarda lo scrivere. A me non sembrava, anche se mi divertivo, di scrivere come sembrava a te. Mi hai dato la forza per continuare, dodici anni fa, finché il sistema non mi ha inglobato (quasi) per sempre. Quasi perché ci sto riprovando, senza nemmeno inventare niente, e tu oggi sei la mia forza per continuare.

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  3. Interessantissima la storia che sta dietro a tutto e che spesso non si conosce. Ho riso tantissimo sulle bacche di goji e le “robe da fighetti” 😂. In effetti anche questa, tra le tante, è proprio una moda! Grazie mille per la condivisione di storie antiche, informazioni e ricette 😍 Un caro saluto e tanti complimenti, Alessia.

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  4. Grazie a te Alessia: quel disegno (fatto molti ma molti anni fa) in effetti è venuto fuori il giorno che stavo pensando di scrivere questo post, o il giorno dopo, non ricordo, ma per una che gioca a far la strega e ha letto Jung la coincidenza è curiosa … E’ anche vero che sto – da vari anni…- “mettendo a posto le carte”…. ma sai com’è Jung, incontri tua madre in cucina mentre andavi in cucina a cercare tua madre ed è subito sincronicità….

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  5. Non posso dire di amare queste feste. Questa, Natale, Pasqua, Ferragosto, la festa del Papà… Penso che siano tutti modi per vendere oggetti in più, cibo in più, e oggi per mandare messaggi in più su qualunque piattaforma. Buon Halloween!

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    1. Ovviamente hai ragione. In particolare riguardo ai messaggi. Sono nate per altri motivi. Neanch’io amo le feste, specie se conandate. Questa di halloween innesca ogni anno una curiosa battaglia che tira sempre in ballo le origini: cristiane, pagane, sataniche…. Quando si parla di origini a me piace andare alle origine vere, tanto più lontane quanto posso arrivare.

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